Qualche giorno fa, il 4 febbraio, è stato il capodanno cinese. Siamo entrati nel segno del drago, segno fortunato, che va incontro ai cambiamenti ed ai rischi senza paura. Visto il significato del 2012, se non ricordi leggi qui, non possiamo che augurarti che il simbolismo del drago ti accompagni in quest’anno di mutamenti.

Il capodanno cinese è il Festival Della Primavera, infatti per i cinesi la primavera incomincia sotto la neve poi, dal 19 febbraio sarà “più acqua che neve”. Il 21 marzo è per loro il centro della primavera, il culmine. Questo è un bellissimo esempio di come, nella mentalità cinese il ciclo, la circolarità, sia preponderante rispetto alla line retta tipica della nostra mentalità occidentale. Noi parliamo di pensiero lineare ed un discorso lineare ci piace: nasce, è un crescendo fino alla fine e, come d’improvviso, muore. Non esiste un declino, non un ritorno gentile alla quiete.

Allo stesso modo noi rifuggiamo e desideriamo cancellare dalle nostri menti i periodi della vita di declino, la perdita, la morte. Infatti consigliamo agli amici piuttosto un taglio netto, “dimentica la perdita” e diciamo: “domani è un altro giorno”.

É ovvio che rimanere impantanati nelle emozioni negative che un cambiamento doloroso ci porta non sia né salutare né consigliabile. Ma come reazione ci rifugiamo nella negazione del dolore piuttosto che nella sua accettazione. Neghiamo la morte e la perdita e non concediamo al tempo interiore di fare il suo corso. Questo in realtà ci fa rimanere attaccati, come legati da una corta a quel periodo, a quell’evento che tanto vorremmo aver cancellato da noi stessi. Ma invece rimane dentro e ci logora lentamente e sottilmente. Ed ecco che la nostra mente perde la quiete e continua a saltare qui e là per cercare continuamente qualche cosa,  la distrazione, tutto pur di non guardare dentro. E quando le cose sotterrate sono importanti, arriviamo ad aver bisogno di psicologi, di psichiatri che ci scavino dentro e di trattamenti energetici che dissolvino il contenuto di dolore.

Quando neghiamo la realtà è come se costruissimo bellissime case su un terreno inquinato. Il terreno li sotto lavora e per quanto cerchiamo di dimenticarcene, l’inquinamento persiste ed a volte risale per i muri delle case fino a renderle inabitabili.

Nel momento invece in cui accettiamo la ciclicità, ci permettiamo anche di provare il dolore del distacco, del cambiamento del declino e lo accettiamo, invece di negarlo, lo possiamo superare osservandolo come fosse neve al sole che si scioglie. questa è la contemplazione del dolore, una pratica di meditazione.

La primavera cinese nasce nella neve e lentamente cresce fino al suo massimo sviluppo il 21 marzo. Poi lentamente scema, lasciando posto all’estate che entra il 6 maggio e che raggiungerà a sua volta il massimo al solstizio…

La continua crescita non fa parte della natura di questo mondo, in tutto vi è ciclicità. Ma se viviamo in sintonia con i cicli, la ruota che gira si trasforma in una spirale: dove il culmine è più “alto” dell’apice precedente ed il  fondo è meno “basso”, in questo c’è crescista.

Un esercizio divertente: trovate un amico cinese o giapponese e chiedetegli di contare fino a 10 con le dita. Guardate attentamente come muove le mani, la sequenza delle dita. Aspettiamo i vostri commenti… 1,2,3,…

 

    1 Response to "declino e distacco"

    • autostima e meditazione

      […] Ma attenzione a non negare l’evidenza ed il dolore! Leggi a proposito del declino e distacco. […]

Comments are closed.