Possiamo essere concentrati su qualche cosa o porre la nostra attenzione su qualche cosa. Se spesso nel linguaggio e nell’interpretazione non si fa differenza, nella meditazione, sono quasi all’opposto. La meditazione è attenzione, non è concentrazione.

Nel dizionario Sabatini per esempio si legge per Attenzione: “concentrazione dei sensi e della mente su un oggetto, un’attività o uno scopo … cura, diligenza” e per Concentrazione: “capacità di fissare l’attenzione su un solo dato”. Così anche in altri vocabolari, si usa un termine per spiegare l’altro. Hanno ragione nel senso che l’uso che facciamo dell’attenzione è analogo a quello della concentrazione.

Tra i termini differenze nascono fin dalla loro etimologia: concentrazione deriva da stare insieme al centro, con il centro mentre attenzione ad at (ma, invece) e tentus ovvero teso ( vedi ad esempio: etimo.it). Uno indica focalizzazione, l’altro assenza di tensione.

Molti maestri hanno già parlato delle differenze tra i due stati mentali. Ricordo tra tutti ad esempio i dialoghi all’inizio degli anni ’80 tra Krishnamurti ed il fisico quantistico David Bohm. Dialoghi di grande interesse di cui parleremo altre volte.

Concentrazione ha quindi a che vedere con focalizzare, chiudere il campo, restringere. Mi concentro su qualchecosa, ad esempio mi concentro per capire, imparare, colpire qualche cosa. Sono concentrato sul bersaglio, sull’obbiettivo. Quindi ho “chiuso” il mio campo di attenzione. Quello che avviene al di fuori del mio centro di interesse è ignorato, anzi neppure percepito. Quindi è divisione, separazione, etichetto, colloco in categorie e rifiuto quello che c’è intorno al fuoco.

La concentrazione è dunque l’unione tra chiusura e raggiungimento di un obbiettivo. Quindi è anche movimento, aspettativa, desiderio, visione futura. Vi è una tensione attiva verso qualche cosa. Mi muovo, sono dunque nel tempo. Chiusura, obbiettivo, separazione, movimento, tempo.

L’attenzione, intesa come assenza di tensione, è apertura. Se ascolto chi mi parla senza tensione vuol dire che non sto pensando mentre ascolto a come ribatterò, a quello che dirò, non sto giudicando, etichettando in vero-falso, bello-brutto,… quello che ascolto. Semplicemente ascolto. È totale ricettività, senza giudizio. In quest’ascolto non c’è aspettativa né desiderio, non c’è visione futura o obbiettivo da raggiungere. Non c’è movimento “verso” né “via da”. Non c’è tempo, sono qui e ora. L’attenzione come pura ricettività estende la nostra mente alla percezione del Tutto. Non c’è separazione o divisione, è unità.

Un ascolto senza tensione, come ha mostrato chiaramente anche Charles Berner, creatore dell’Intensivo di Illuminazione, dissolve la carica emotiva di chi ascolta. Così avviene con lo psicologo che ha sviluppato presenza mentale (mindfulness). C’è totale ricezione di quello che viene detto. C’è totale accettazione di chi ci parla. Non c’è giudizio né etichette. Quindi l’emozione che ci è comunicata è scaricata. Provate a parlare di un vostro problema a qualcuno che mentre voi parlate sta pensando a cosa vi dirà poi, sta aspettando il momento in cui può parlare. Oppure a qualcuno, non coinvolto nella situazione, che semplicemente ascolta con interesse ed attenzione, da cui non vi sentite giudicati e ne esprime giudizi nei confronti di altri. Nel primo caso appena terminato il “colloquio” sentirete la necessità immediata di trovare qualcun altro con cui parlarne ancora. Nel secondo vi sentirete può tranquilli. Naturalmente è estremamente difficile che qualcuno coinvolto nella situazione possa ascoltarvi senza tensione. Se non c’è nessun altro e abbiamo la necessità di parlare, allora è importante parlare di noi stessi, di come ci sentiamo di quello che proviamo, senza menzionare l’altro, suoi comportamenti o quant’altro. È praticamente impossibile essere ascoltati dal partner senza tensione mentre lo state criticando per quello che fa o che non fa! La vostra critica farà scattare l’ego e le sue difese, quindi perde in ricettività, apertura, crea movimento e tempo. Ma se trovate una persona in grado di ascoltare senza tensione, avete trovato un tesoro.

La Meditazione sviluppa l’attenzione. Anzi: la meditazione è attenzione, non è concentrazione. Non è fuga dalla realtà, ma completa attenzione alla realtà, a tutta la realtà senza smembrarla e dividerla. Non c’è meditazione senza completa attenzione. Per questo si dice che l’attenzione è uno stato di totale allerta, completamente rilassati, ovvero senza tensione.

Prova un esercizio.

Leggi un testo, qualche cosa ad esempio che devi capire.

Mentre leggi, apriti completamente alla sua comprensione senza frapporre giudizi ed etichette. Non concentrare l’attenzione ma aprila. Non elaborare, semplicemente osserva. Mantieni l’attenzione su quello che hai letto e su tutto quanto avviene attorno a te, sui rumori che senti. Non etichettare nulla. Non pensare “auto” quando passa un’automobile e “cane” quando senti abbaiare. Semplicemente ascolta.

Dovranno passare alcuni minuti, forse più.

Osserva, respira, osserva e impara questo modo diverso di conoscere.

 

    4 replies to "Concentrazione o Attenzione?"

    • Gabriel

      L’etimologia di attenzione non è at-tentus, ma ad-tendere. Ossia tendere verso. Nell’attenzione non è assente la tensione, è diversamente intesa rispetto a concentrazione. Una tensione aperta, ma pur sempre tensione.

      • Aragon

        Grazie Gabriel per il tuo interesse e commento!

        L’etimologia non è mia ma di:
        http://www.etimo.it/?term=attenzione&find=Cerca

        Lascio a voi latinisti decidere quale delle due è storicamente più corretta.

        Ti invito comunque a fare la prova di ascoltare qualcuno con tutta la tua “attenzione” (ad-tendere) ma senza alcuna “intenzione”, senza alcuna “tensione” (at-tentus), come ho cercato di descrivere sopra.

        Le persone si trasformeranno e si apriranno.
        Almeno questa è la mia esperienza.

        grazie ancora

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