Una volta mi sono rotto un dito del piede. Sì, banale. Eppure camminavo come se tutto il mio corpo fosse diventato un’orchestra stonata. Da lì ho capito una cosa semplice: noi dividiamo la vita in pezzi per capirla. Ma il pezzo non è tutto. Ti racconto come questi pezzi — gli schemi — comandano cosa sentiamo, come decidiamo e chi crediamo di essere.
1. Tagliare la realtà: perché creiamo schemi
Il mio dito fasciato e la postura sbagliata
Una mattina mi sono fasciato un dito del piede. Niente di grave, pensavo. Poi ho provato a camminare: per non sentire dolore ho spostato il peso, ho “barato” con l’appoggio. Dopo mezz’ora avevo la schiena rigida e le spalle alte, come se stessi difendendomi da qualcosa. Mi ha colpito una cosa semplice: una piccola perturbazione cambia tutto. È la catena cinetica: il corpo è un continuo, e quando un anello si blocca, gli altri compensano.
Schema mentale framework: dividere per capire
Quando dico “ho gambe, busto e braccia”, sembra ovvio: sono tre parti diverse. Le gambe le muovo in un modo, le braccia in un altro, e tutte sono attaccate al busto. Posso anche essere più preciso: dita, mano, avambraccio, braccio, spalla. Ma qui sta il punto: sto usando un modello. Sto “tagliando” la realtà in pezzi per renderla maneggevole.
Questo è il cuore di uno Schema mentale framework: una struttura che organizza la conoscenza e rende la comprensione più efficiente. Senza schemi, la percezione e l’interpretazione delle informazioni sarebbero troppo lente e confuse. La mente ha bisogno di confini, etichette, categorie, anche se sono artificiali.
Cognizione sociale mappe mentali: la mappa non è il territorio
Qualcuno dice: “La mappa non è il territorio”. Lo vedo anche fuori dal corpo: “qui finisce un paese e comincia l’altro”. Sulla carta è chiaro, ma nella realtà c’è continuità, scambio, influenza reciproca. Lo stesso vale per le persone: nella cognizione sociale mappe mentali separo “io” e “gli altri”, “amico” e “estraneo”, per orientarmi. Però rischio di dimenticare le sfumature e i legami invisibili.
«Guarda i fiori del campo, guarda gli uccelli del cielo.» — Gesù
Quando mi fermo a osservare, mi accorgo che i miei schemi aiutano, ma possono anche farmi ignorare ciò che è continuo: come un dito fasciato che, in silenzio, cambia tutto il mio modo di stare al mondo.
2. Le quattro menti: istinto, inconscio, razionalità e ciò che chiamiamo spirituale
Quando la paura decide per me
Ricordo notti in cui un rumore secco nel corridoio mi ha fatto alzare di scatto. Cuore a mille, respiro corto, pelle tesa. In quei secondi non c’era pensiero: nessuno spazio tra stimolo e reazione. È lì che ho capito cosa significa “mente istintiva” all’interno dello Schema nella psicologia: una mappa rapida che sceglie prima ancora che io “decida”.
«La mente istintiva ha il compito fondamentale di permetterci di sopravvivere sulla Terra.» — dal parlato nel video
Tre menti legate al cervello: Schemi mentali efficienza velocità
Nel mio modo di vedere, le prime tre menti sono legate al cervello e lavorano come schemi mentali di efficienza velocità: ognuna ha un ritmo diverso.
- Mente istintiva: è reattiva, “rettiliana”. Vive di input sensoriali e di bisogni primari (sicurezza, cibo, riproduzione: la scala di Maslow lo spiega bene). Attiva il fight or flight: attacco o fuga. In stress estremo diventa dominante; il tempo sembra rallentare perché il cervello “scatta più foto” del normale.
- Mente inconscia: è memoria rapida e automatica. Impara presto, già dal concepimento e dalla vita prenatale, e poi registra associazioni: tono di voce = pericolo, silenzio = allerta, canto degli uccelli = calma. Non argomenta: riconosce pattern.
- Mente razionale: arriva dopo. Analizza più lentamente, pesa pro e contro, costruisce spiegazioni. È preziosa, ma spesso entra in scena quando l’istinto ha già premuto il pulsante.
La quarta mente: ciò che chiamo “spirituale”
Poi c’è un quarto sguardo, che non punta solo a sopravvivere. Lo riconosco nei messaggi taoisti e buddisti, e nel Gesù delle parabole: un invito a non essere guidati solo dalla paura, a scegliere anche quando l’istinto urla. Non è magia: è la possibilità di non ridurre la mia identità al bisogno di salvarmi.
3. Memoria, schemi e il modo in cui impariamo a reagire
Schemi memoria percezione: la mia bruciatura e la lezione
Da piccolo mi sono avvicinato troppo al fuoco. Un attimo, poi il dolore: mi ero scottato. Non ricordo ogni dettaglio della stanza, ma ricordo benissimo la regola che ne è uscita: il fuoco è pericoloso. Da quel giorno, il mio corpo ha iniziato a reagire prima ancora che io “pensassi”. È qui che sento nascere uno strato mentale veloce, quasi automatico: una mente che non è più puro istinto, ma non è nemmeno ragionamento lento. È una mente legata alla memoria.
Encoding memoria informazioni: come si forma il subconscio
Io lo immagino come un automa che impara: ripete, registra, aggiusta. Ogni esperienza diventa un piccolo pezzo di schema. Con il tempo, questi pezzi si incastrano e creano risposte rapide: mi fermo, mi ritraggo, evito. È un tipo di encoding, cioè il modo in cui faccio entrare e organizzo i dati nella mente: l’encoding della memoria delle informazioni non è solo “salvare”, è dare una forma a ciò che vivo.
«Questa mente comincia praticamente a imparare dal concepimento.»
Se è vero, allora alcuni input arrivano prestissimo: il battito di mia madre, la sua voce, odori, ritmi. Anche senza parole, il cervello inizia a costruire abitudini di percezione e reazione.
Schemi prior knowledge: perché ricordo (e distorco) nella vita quotidiana
Nel quotidiano noto una cosa: ricordo più facilmente ciò che “sta in piedi” con i miei schemi. Le ricerche lo confermano: le informazioni coerenti con gli schemi sono ricordate meglio, mentre quelle fuori schema scivolano via. Ma c’è un prezzo: a volte la memoria si piega per adattarsi alla struttura già presente, creando false memory o dettagli “aggiustati”.
- Profezie autoavveranti: se mi aspetto rifiuto, leggo segnali ambigui come rifiuto e reagisco peggio.
- Distorsioni: ricordo una frase più dura di com’era, perché combacia con lo schema “non mi capiscono”.
- Reazioni rapide: lo schema decide prima, e io capisco dopo.
4. Quando lo schema domina: esempi quotidiani e religiosi
Auto-schemi percezioni comportamento: quando guida l’istinto
Mi accorgo che, quando sono stanco o sotto pressione, dentro di me prende il volante una parte molto antica: l’istinto di sopravvivenza. In quei momenti i miei autoschemi, percezioni, comportamento diventano semplici e rigidi: “se non controllo, perdo”, “se non accumulo, rischio”, “se non mi difendo, mi schiacciano”. E allora mi viene naturale cercare potere, controllo, possesso.
Lo vedo nelle piccole cose: la spesa fatta “per sicurezza”, la casa vissuta come fortezza, la gelosia che scambio per amore, la corsa a dimostrare valore sul lavoro. Anche bisogni normali come cibo, sesso, status diventano segnali d’allarme: non li vivo, li inseguo. Qui nascono facilmente profezie autoavveranti sociali: se mi aspetto ostilità, mi irrigidisco; gli altri lo sentono e si allontanano; e io “confermo” che il mondo non è affidabile.
Schemi maladattivi identità: quando “io” coincide con il possesso
Quando questo schema domina a lungo, cambia la mia identità. I Schemi maladattivi identità mi sussurrano che valgo per ciò che tengo stretto: soldi, ruolo, partner, ragione. E più stringo, più ho paura di perdere. La visione del mondo si restringe: protezione prima di tutto, conquista se serve.
La svolta spirituale: “porgi l’altra guancia” come rottura dello schema
Poi penso al messaggio di Gesù: «Porgi l’altra guancia. Se lo ascolto davvero, è quasi uno shock, perché va contro l’istinto. È come se dicesse:
«Lascia perdere l’istinto di sopravvivenza, supera l’istinto di sopravvivenza.»
“Non è questo il mio regno”, “guarda i fiori del campo”, “guarda gli uccelli del cielo”, “se ti chiedono la tunica, lascia anche il mantello”. È un invito a non lasciare che la paura materiale guidi la vita. E quando guardo certe tradizioni (taoismo, buddhismo, e il cristianesimo originale), ritrovo spesso lo stesso taglio: meno possesso, meno difesa, più libertà interiore.
Che cosa succede quando scelgo un’altra mente come guida, invece di quella che vuole solo sopravvivere?
5. Piccoli passi per riconoscere e scegliere: pratiche quotidiane
Mi accorgo che molte mie giornate sono guidate da uno strato mentale velocissimo: arriva uno stimolo esterno, lo accumulo senza pensarci, e lui risponde al posto mio. È quasi istinto, una reazione che nasce dall’esperienza e che, in fondo, ho iniziato a costruire prestissimo, fin da quando ero “in formazione”. Questa è la faccia pratica di schemi mentali di efficienza e velocità: utile, ma spesso invisibile.
Esercizio personale: fermare la reazione rapida
Oggi scelgo un momento semplice: un messaggio che mi irrita, un tono che mi punge, una coda che mi fa stringere la mascella. Appena sento la spinta a reagire, faccio una cosa piccola: respiro. Poi nomino l’emozione con una parola sola: “rabbia”, “paura”, “vergogna”. Infine mi chiedo: chi sta guidando adesso? La parte istintiva che vuole solo proteggermi, o una parte più adulta che può scegliere? Questa attenzione è il mio interruttore: mi aiuta a notare quale schema sta dettando la risposta.
Impalcature: impalcature tecniche per insegnare nuovi schemi
Quando provo a cambiare, capisco che non basta “decidere”. Mi serve sostegno, come a scuola: gli insegnanti usano delle impalcature per insegnare aiutando gli studenti a costruire schemi più forti. Io faccio lo stesso con me: prima mi do un aiuto grande (promemoria, frasi guida, un amico o un coach), poi lo tolgo a poco a poco. Così il nuovo schema regge da solo.
Equilibrazione: Assimilazione accomodazione apprendimento
Ogni giorno bilancio: a volte assimilo (metto il nuovo dentro il vecchio), altre volte accomodo (cambio proprio la struttura). L’equilibrazione tiene insieme assimilazione, accomodazione e apprendimento e mi dà stabilità cognitiva.
«Non ti preoccupare della tua sopravvivenza. Guarda i fiori del campo.»
Alla fine non combatto il mio “rettile”. Lo invito a sedersi, a parlare piano, e gli faccio spazio. Poi scelgo.
Gli schemi sono mappe mentali che semplificano la realtà: tre menti legate al cervello (istintiva, inconscia, razionale) e una mente spirituale. Riconoscerli è il primo passo per scegliere chi guida la tua vita.
