Era uno di quei periodi in cui pensi che la vita ti stia togliendo tutto.
La morte. La malattia. L’abbandono. Il tradimento. Sai quando arrivi in un punto in cui ti chiedi: “E adesso? Cosa faccio?”
Ecco, in uno di quei momenti ho incontrato il mio primo grande maestro.
Ma facciamo un passo indietro.
Quando pensavo di sapere
Avevo cominciato presto. Nato in una normale famiglia italiana, mi ero trovato attratto dalle culture asiatiche, dalla meditazione, da qualcosa che allora non sapevo nemmeno nominare. Poi il training autogeno di Shultz, usato come allenamento mentale per lo sport. E aveva funzionato.
Così erano passati 15 anni. Quindici anni a praticare, leggere, studiare meditazione.

E poi è arrivato lui. Dr Shen. Un cinesino. In poche settimane mi ha fatto capire una cosa che mi ha tolto il fiato: di meditazione, in tutti quegli anni, non avevo capito niente.
Imbranato, vero?
Ma è proprio lì che tutto è cambiato.
Il punto che ti manca quando cerchi da solo
Vedi, tutto quello che avevo letto, assorbito, imparato era sostanzialmente limitato. Avevo mancato il punto focale.
Te lo dico in due parole: quello che si fa è prepararsi. Pulirsi. Diventare trasparenti, disciplinati, ordinati. Ma la cosa più importante è diventare trasparenti così da lasciar passare le cose senza fermarle.
E poi? A un certo punto, quando sei sufficientemente preparato, la meditazione arriva per trasmissione.
Non è qualcosa che impari. È qualcosa che ti viene trasmesso.
La cosa che mi ha lasciato più perplesso con il mio maestro è stata questa: nonostante il tempo passato con lui, non mi aveva insegnato praticamente nulla. O pochissimo. Diceva cose, ma più che altro chiacchierava. Come sto facendo io adesso.
Dopo che se n’è andato, quando è morto, ho iniziato a cercare altri maestri e ho cominciato a vedere le cose. Ho capito che mi aveva insegnato praticamente tutto quello che dovevo sapere.
In uno degli ultimi incontri mi aveva dato i suoi libri. Li avevo pagati, ma lui non vendeva libri: non erano in commercio. Non li dava alle persone a caso. Li regalava solo a chi sapeva già cosa c’era scritto dentro.
Per lui non aveva senso dare un libro a chi non sapeva già il contenuto. La conoscenza a livello razionale e intellettuale non è vera conoscenza. La vera conoscenza è quella che hai incorporato dentro di te.
Dove puoi imparare a meditare?
In Italia, a Verona, quando si decide di imparare a meditare o di iniziare un percorso spirituale, si cerca il corso o il contesto. Ti sembrerà normale. Ma non è così.
Cerca il Maestro.
Per il corso si segue un po’ la moda. In questo periodo la mindfulness va forte. Ma è il corso giusto per te? Forse. Prova.
Poi c’è il contesto, l’ambiente che ti accoglie. Vediamo i contesti in cui puoi imparare:
I templi con i monaci. Forse tra le opzioni migliori. Ma devi avere molto tempo. Sedere in silenzio e osservare cerimonie. Per molti anni non capisci nulla. Il percorso è fortemente spirituale. Qui puoi incontrare dei grandi maestri.
I contesti “scientifici”. Medici, psicologi, professori. Vanno bene per chi è più interessato a capire che a vivere il paradiso. Il percorso è spogliato di ogni spiritualità. Di maestri qui non ce ne sono. Ma puoi trovare degli ottimi insegnanti. A noi occidentali piace molto perché fai corsi di otto settimane e hai delle dispense da portare a casa.
Le scuole, dove trovi spesso degli insegnanti ben preparati e talvolta anche qualche maestro. Fai il tuo corso annuale, magari un po’ occidentalizzato ma dovrebbe essere un percorso completo. E progredisci.
I contesti informali e destrutturati. Come quello del mio maestro. Il nostro è così.
Nota: non ce n’è uno giusto e uno sbagliato. Vanno tutti bene a seconda di chi sei tu e di cosa stai cercando.
L’unico consiglio che posso darti è: prova.
Vai e vedi come ti fa sentire. L’importante è che tu ti senta abbastanza a tuo agio, ma non troppo. Devi sentire che puoi aprirti e abbassare le difese. Ma al tempo stesso deve rompere i tuoi schemi mentali. I tuoi pregiudizi. Deve espandere la tua visione, fare un po’ di stretching.
Se sei troppo a tuo agio, non stai imparando. Se è troppo fuori contesto, non puoi imparare perché rifiuti e ti chiudi.

La differenza tra insegnante e maestro
Ti starai chiedendo: qual è la differenza?
In breve: l’insegnante è uno che ha studiato e (speriamo) sta praticando regolarmente per imparare. Il maestro è uno che la meditazione la sa fare e la sa trasmettere. A volte non ha mai letto neppure un libro di meditazione. Ha seguito un maestro.
(Non è detto che uno che ha seguito un maestro sia diventato un maestro!)
Di maestri, nel vero senso della parola, ce ne sono pochissimi. Nel mondo, e soprattutto in Italia, parliamo di insegnanti.
L’insegnante se è bravo va benissimo per iniziare. Il problema è che spesso, non avendo l’esperienza della meditazione, non ha capito.
Prendiamo un esempio: il Dr Shultz del training autogeno ha avuto un ruolo importantissimo per la diffusione della meditazione in occidente. Non era un insegnante di meditazione, ma un neurologo. Ha insegnato alcuni fondamentali a tutto l’ambiente medico occidentale. Ma alcune cose che insegnava non sono corrette. Non ha mai avuto un maestro.
Se sei alle elementari, per imparare l’inglese non hai l’assoluto bisogno di un insegnante madrelingua. Se lo è meglio. Altrimenti, fai con quello che hai.
Dunque: se segui un bravo insegnante puoi diventare un bravo insegnante. Ma se vuoi arrivare a fare, dovrai prima o poi trovare un maestro.
L’insegnante insegna. Il maestro trasmette.
L’errore che facciamo tutti
Ammettiamolo. Non siamo, come esseri umani, in grado di giudicare le persone.
Non siamo assolutamente in grado di capire se uno è un maestro spirituale evoluto o un carciofo. Se non fosse così Gesù, il Buddha, non avrebbero avuto tutti i problemi che hanno avuto.
Semplicemente non vediamo, non distinguiamo la grandezza dall’impostore.
Quindi da un lato ci sono gli scettici: “Ok, ci sono stati i profeti, ma oggi sono tutti degli impostori.”
Dall’altro i creduloni: “Se viene dal Sud America e dice di essere uno sciamano, sicuramente è un grande sciamano.”
È come pensare che nessun italiano oggi sappia dipingere bene o che basti essere italiano per saper dipingere come Michelangelo o Leonardo.
Invece sì! Ci sono dei grandi maestri. Ma non basta essere indiano, cinese, tibetano per esserlo.
E allora? Semplice: non siamo in grado di scegliere.
Se lo cerchi, ti trova.
Il foglietto bianco
Ero in Inghilterra, anni ’90. Passeggiavo per una via di una città inglese pensando che dovevo fare assolutamente qualcosa per aiutare me stesso e le persone che avevo al mio fianco.
Immagina una via piuttosto ampia, trafficata nei due sensi, con ampi marciapiedi, piena di negozi e negozietti.
A quel tempo, prima di internet, le vetrine dei negozi erano piene di pubblicità. Vendo, compro, lo spettacolo, il corso, sconto speciale.
Mentre passeggiavo senza guardare, mi domandavo cosa fare.
E sono stato attratto da un piccolo foglietto bianco, nella vetrina di un negozietto, dall’altra parte della strada. Un foglietto tra decine di altri.
Oggi non so se saprei nemmeno ritrovare quella strada. Di certo non saprei dire quale negozietto. Mai saputo cosa vendesse, non l’ho visto.
Ho solo visto, nel mare della confusione, un foglietto bianco, più piccolo di una pagina, forse un A5, da almeno 20 metri di distanza. Come un raggio di luce in mezzo al bosco, nel tardo pomeriggio.
Ho attraversato la strada e ho letto: “questo fine settimana corso di taijiwuxigong…”
Se non sai cosa sia il taijiwuxigong? Sei in buona compagnia! Non ne avevo idea. Mai sentito.
Ma ci sono andato. Ho incontrato il mio primo grande maestro.
Il maestro lo cerchi, non lo scegli. Ti sceglie. E lo capisci subito se ha la stoffa.
Non sei l’unico
Forse credi che la mia storia sia unica? O straordinaria? Una specie di leggenda sulla via di Damasco?
No, non lo è. È molto comune.
Elena, impegnata in tutt’altro nella vita, è fermata per strada da uno sconosciuto che le dice: “Questo fine settimana vieni al mio corso.”
E così ce ne sono molte.
Oggi, per te, può essere la pagina in internet che ti colpisce più delle altre. Quella frase detta da uno sconosciuto al bar. Ci sono molti modi, molte strade.
Non aspettarti l’angelo dell’annunciazione. È una sensazione interiore che conta.
E comunque è solo l’inizio.
Quando il maestro ti mette alla prova
Una volta che hai cercato e trovato, che il maestro ti ha scelto, ti chiederà mille prove.
Sei abbastanza costante? Hai abbastanza volontà? Lo vuoi davvero? Hai davvero fiducia nel maestro?

Se la risposta è anche solo un “no”, ti manda via. Anche senza che tu te ne accorga. (Quando è gentile e non sei di coccio!)
Non è lì per i tuoi soldi. È un maestro. Non ha tempo da perdere.
I tuoi dubbi, le continue richieste di riprova, lasciale a casa.
E se ti metti in competizione con il maestro, se pensi o parli male del maestro, sei fuori dalla finestra. Ritorni al “via”, come a tombola. E si toglie anche la sabbia dai suoi sandali.
Pensi che sia una questione di ego del maestro? Non hai capito cosa è un maestro.
Cosa Krishnamurti diceva dei maestri
C’è un grande maestro, Krishnamurti, che diceva una cosa radicale: “Se incontri il Buddha per strada, uccidilo.”
Non è un’istigazione alla violenza. È una verità profonda: se ti aspetti che ci sia qualcuno fuori di te che faccia il lavoro per te, non ti muoverai nemmeno di un millimetro.

Le persone possono suggerire, ma il lavoro lo devi fare tu.
Il guru che hai davanti non ti libererà. Sei tu che devi liberarti. Anzi, non hai neppure bisogno del guru. Se cominci a pensare di averne bisogno, hai creato una dipendenza esterna.
Detto questo, il guru secondo me ha una sua valenza, almeno per certi tipi di persone. Non tutti possono seguire la strada di Krishnamurti. Lui è nato così: è stato invaso, se volete, da un’intelligenza che non è per tutti.
Altri hanno bisogno di essere presi per mano e che qualcuno indichi loro la strada.
Poi, ovviamente, la strada la devono fare loro. Piano piano ti prepari, e a un certo punto la meditazione arriva, l’illuminazione arriva, il risveglio arriva, la grazia arriva.
Il salto con l’asta
La metafora che uso è il salto con l’asta: quegli atleti che prendono la rincorsa, l’asta si piega, salgono sempre più in alto. C’è un istante perfetto in cui devono lasciare andare l’asta.
Se la lasciano troppo presto non salgono sufficientemente. Se la lasciano troppo tardi, l’asta li rallenta. Troppo presto o troppo tardi: non passi dall’altra parte.
La tecnica, l’esercizio della meditazione è come l’asta. Serve a portarti fino là, ma poi se vuoi fare il salto devi lasciarla andare.
Che sia un percorso religioso o uno spirituale, ci sono approcci diversi. Lo Zen, per esempio, ti dà un’asta molto corta: “Siediti di fronte al muro e rimani lì.” Se tutto quello che fai è fissare un muro bianco, dopo un po’ la mente si calma.
Tutto ciò che cerchiamo di fare nella vita è prepararci, aprirci e lasciare andare.
Togliere, non aggiungere
Ciò che insegno non è aggiungere qualcosa, ma togliere.
Imparare a meditare è un processo di sottrazione, non di aggiunta. Non stai imparando qualcosa di nuovo; stai disimparando le cose sbagliate che hai imparato.
Ti stacchi dall’istinto di sopravvivenza che crede che questa vita sia tutto.
Quando diventi trasparente, il maestro — o ciò che potresti chiamare la grazia divina — può entrare, se permetti. Prima avevi messo blocchi dappertutto. Se smetti di bloccare le cose, le cose arrivano.
Il tuo libero arbitrio decide cosa entra e cosa no, cosa ha accesso a te e cosa è escluso.
Grazie
Certo, anche il mio è stato un percorso molto difficile, pieno di alti e bassi. Di errori e insuccessi. Ne vale la pena.
Grazie Dr Shen, per avermi tenuto e insegnato tutto questo.
Che la tua vita possa essere piena di luce.
