Tra le migliaia di pubblicazioni scientifiche che dimostrano l’utilità e i benefici della meditazione,
ce ne sono naturalmente alcuni che infondono timore nella pratica.

E hanno perfettamente ragione!
Almeno dal loro punto di vista.

Facciamo qualche esempio. E un po’ come leggere in bugiardino di una medicina, dove scopri che si ti guarisce dal batterio ma,….

Tra i vari effetti collaterali riportati dagli psichiatri nei soggetti studiati, i più importanti e frequenti sono:

  • i soggetti possono cominciare a singhiozzare e liberare ricordi e traumi del passato, eventualmente anche rimossi come: rifiuto, incesto, tradimento, abbandono…
  • i soggetti possono provare sensazioni fisiche scomode, lieve dissociazione, sensi di colpa, ansia, sintomi simili alla psicosi, grandiosità, esaltazione, comportamento distruttivo, …
  • i soggetti possono mostrare ansia e panico, aumenti della tensione, perdita di motivazione, la noia, dolore, confusione e disorientamento, depressione, maggiore negatività, ….
  • dipendenza dalla meditazione.

Quasi tutti passano almeno una volta attraverso qualche pianto o sensazione spiacevole (qui c’è sempre una collezione di fazzoletti!) durante gli anni di pratica.

La metà può avere dei periodi difficili.

Un 5-10% della popolazione può avere sensazioni più pesanti.

Tutto vero.

La meditazione va bene per tutti?

Partiamo dal presupposto che
non c’è nulla che vada bene per tutti.
Questo vale anche per la meditazione.

Poi,
tutti abbiamo bisogno di meditare come di mangiare.
Ma non puoi dare a tutti lo stesso cibo.

Le tecniche di meditazione sono moltissime.
E non tutte vanno bene per tutti.
Per questo, qui abbiamo diversi corsi e diversi approcci.

Poi deve esserci un contesto adeguato.

Il monastero va molto bene per alcuni.
La natura per altri,
L’ambiente formale per altri ancora,
l’ospedale psichiatrico per altri,

Quindi si tratta di trovare la tecnica,
l’insegnante,
l’ambiente adatto a noi.
Al nostro stato mentale.

Ma perché incontriamo questi malesseri?


Da dove nascono questi stati?
Chi ce li ha messi?

La dipendenza dalla meditazione.

La dipendenza dalla meditazione mi ha fatto naturalmente molto ridere!

Si, è vero quando scopri quanto è bello meditare e
quanto ti fa bene, a te,
alla tua vita e a chi ti sta intorno,
desideri meditare ancora.

Scopri che meditare è utile e necessario
tanto quanto mangiare, bere e dormire.

Non so se è giusto chiamare “dipendenza” il mantenere un abitudine utile come potrebbe essere fare esercizio fisico, bere acqua, dormire bene, lavarsi, meditare,….

Se vogliamo si,
puoi diventare meditazione “dipendente”.

Noi diciamo: buon per te!

Per gli altri punti invece dobbiamo fare analizzare meglio e fare qualche distinguo e precisazioni.


Tutti questi effetti sono ben noti ai maestri di meditazione.


Vale la pena allora chiedersi:

Perché si incontrano stati negativi nella meditazione?

Perché si incontrano questi stati negativi come il pianto, l’ansia, paura, …?

Noi tutti abbiamo dei traumi, dei dolori.
Alcuni di questi li abbiamo rimossi, altri ci sono noti.

Questi traumi, dolori si comportano un po’ come un limone che
sta marcendo è che abbiamo nascosto sotto il tappeto.

Se la puzza non è troppo forte,
riusciamo andare avanti con la nostra vita,
semplicemente distratti dai problemi e dalle tante cose da fare.

Riusciamo a funzionare dal punto di vista sociale,
a guadagnare facendo un lavoro,
a essere utili in qualche modo agli altri.

Possiamo provare degli stati di ansia,
attacchi di panico,
che però in generale riusciamo a gestire.
Cerchiamo di dimenticarli e di passare oltre.

Ma nel profondo stiamo male.

E questo si riflette in tanti piccoli disturbi
Dall’insonnia, alle allergie, fino a sfociare eventualmente
in malattie gravi o croniche.

Quando cominci una pratica meditativa
quando inizia il percorso con uno psicologo
quando inizi dei trattamenti energetici,
cominci rivolgere l’attenzione verso te stesso.

E la puzza del limone comincia a venire fuori.
in generale la puzza non è piacevole.

Quindi sì,
è possibile che attraverso la pratica della meditazione,
tu incontri situazioni o sensazioni spiacevoli o dolorose,
che sono dentro di te.

Non le ha create al meditazione.
sono li dentro che lavorano nel tuo interno.
E quello che fai on la meditazione è tirarle fuori,
affrontarle,
guarirle.


Questi malesseri ce li abbiamo dentro,
facciamo finta di non sentirli.
Ma prima o poi, urleranno.


É meglio curarsi o anestetizzarsi?

Ci sono due scuole di pensiero:

  • una dice che la cosa più semplice è
    il non farti sentire la puzza e
    quindi, ad esempio, se soffri d’ansia, prendi un ansiolitico;
    se sei triste, prendi un antidepressivo….
  • l’altra dice che è importante sentire e
    passare attraverso il dolore,
    per guarire alla fine.

Non è possibile a priori dire quale delle due sia la migliore
quale vada usata in questo caso o in quel caso a priori.

Ma è ovvio che la meditazione segue la seconda via.

Lo si può sempre fare?  Ovviamente no.

A volte l’insegnante, il maestro spirituale,
non è affatto in grado di affrontare la situazione.
Malati gravi di schizofrenia, paranoia, …
non sono non sono assolutamente affrontabili
se non da pochissimi maestri.

E quanto ci si mette? 
Il Budda risponderebbe 7 giorni? 7 mesi? 7 anni? 7 vite?… dipende da te.

Sei pronto a vedere la realtà?
Sei disposto a fare gli sforzi necessari?

Poi,
Quanto è profondo il malessere?
Quanto sei identificato con la tua malattia?

Non è possibile rispondere in generale.

Ma riteniamo che
quando è possibile
è meglio curarsi che anestetizzarsi.



La maggior parte delle persone sono perfettamente in grado di guarire, pulirsi dal loro bagaglio di dolore, di spazzare via il limone da sotto il tappeto.

É vero però che la maggior parte delle persone
non sa che è possibile guarire,
Quindi preferisce distrarsi
con la TV, i social,
i problemi quotidiani e le 1000 cose da fare.

Ma vivere bene è possibile.
Il benessere è possibile.
Vivere felici è possibile.

Trova un bravo maestro e inizia il percorso.

Che la tua vita sia piena di Luce